# 1 - La prima pomiciata

Grazie al suggerimento di Rael, il numero iniziale di questa rubrica sarà dedicato alla prima pomiciata. Partiamo dai fondamentali, insomma, come avrebbe detto Titta, il mio grande allenatore di pallavolo degli anni 70: palleggio, bagher, battuta, muro, ricezione. Lo so, per onore di cronologia avrei dovuto iniziare dalla prima sega, ma preferisco partire sul soft e lasciare l’hard alle prossime puntate. Così la tensione cresce. Pian piano. Come l’eccitazione.
Il testo che seguirà è del tutto autobiografico. Ciò che mi è passato per la testa durante la prima limonata della mia vita. Era il mese di marzo del 1976, avevo quindici anni e mezzo. Salotto di casa, pomeriggio, i miei al lavoro. Seduta sul divano mia coetanea che già sapevo che ci sarebbe stata. Sullo stereo La batteria, il contrabbasso eccetera di Lucio Battisti (LP appena uscito: la scusa per invitare la ragazza che non aspettava altro che una qualche stupidissima scusa, avendomi già proposto collezione di francobolli, monete, minerali, insetti, fotografie di me in fasce, carta igienica). Siamo seduti uno di fianco all’altra. Io la guardo. Lei mi guarda. E pensa: “Aloooooora? Mi baci o no?”. Avvicino le mie labbra alle sue. Le sfioro. Parte la sua lingua nella mia bocca.

ohdiodiodio, sto pomiciando, ohdiodiodio, sto pomiciando una ragazza, la lingua, ecco, la sua lingua, la sento, ohdiodiodio, la sua lingua, già, e la mia? dove cazzo è la mia? ah, è rattrappita verso l’esofago, meglio che la distenda, credo, credo si faccia così, si dovranno incontrare le due lingue, no? ecco, ohdiodiodio, lingua sua e lingua mia, la devo tenere dura? la devo tenere morbida? la sua lingua va dappertutto, cazzo, faccio fatica a starle dietro, ohdiodiodio mi sta accarezzando un orecchio con la mano, sto facendomi una ragazza, una ragazza mi sta facendo, la lingua, ok, la mia lingua con la sua, dura? morbida? sì, ma cazzo: se stesse ferma un attimo, ohdiodiodio mi ha preso una mano e me l’ha appoggiata sulle sue tette che sono così grandi, le tocco? le tocco? le tocco? sìììììììììììì, la lingua, va bene, la mia lingua, guizzante? succhiante? cazzo com’è difficile coordinare tutto, infilo la mano sotto il maglione, il reggiseno, no dico: il reggiseno, dentro la mano, ohdiodiodio ho in mano una tetta, il capezzolo, lo sento, lei mi sta accarezzando il collo, io la tetta, io il capezzolo, io, la lingua? la lingua, dai, devo seguire sto cazzo di lingua e intanto tirare fuori la tetta, sì, ecco, ma come faccio a guardare la tetta se sto pomiciando? io voglio guardare la tetta, be’ intanto la strafugno, e la lingua, sì, la mia lingua, la mia… e il cazzo? oddio, il mio cazzo dov’è? non lo sento mica, sto pomiciando con una ragazza, le massaggio la tetta sinistra fuori dalla maglia, lei mi accarezza il collo e la nuca e il mio cazzo non c’è, è scomparso, non dovrei essere eccitato? ohdiodiodio lei scende con la mano, è già sul petto (sììììììììì, ho capito: la lingua, devo muovere la lingua), se scende un altro po’ non trova proprio niente perché il mio cazzo ha la dimensione di un brufolo leggermente agonizzante, devo eccitarmi (e devo muovere la lingua, ok: lo soooooooooooooooooooooo), forse è meglio che le lecchi le tette, ohdiodiodio leccherò le tette a una ragazza, il suo capezzolo nella mia bocca, ohdiodiodio, aspetta che lo faccio, aspetta, dove cazzo è la mia lingua? ah, è qui, a posto, adesso lecco, ecco, esco dalla sua bocca, adesso, ohdiodiodio, ma no, dai, è mai possibile? ha le tette che sanno di talco

La prima pomiciata finì lì. Più o meno anche tutto il resto perché dopo due leccate patetiche ai capezzoli il lato A dell’LP terminò, la puntina dello stereo fece scratch e io mi alzai per girare il disco. Al mio ritorno, la ragazza sul divano aveva rimesso la tetta dentro e stava guardando un quadro alla parete, probabilmente perché se avesse guardato me sarebbe scoppiata a ridere.
Da tutto ciò si deduce che:
1) mai preoccuparsi se si è imbranati (le cose migliorano con tanta volontà e qualche buona maestra) perché io, ad esempio, ho imparato a limonare decentemente solo a fine giugno di quell’anno (e a trombare, raggiungendo la sufficienza, attorno ai quarantatre anni) e quindi, come diceva il maestro Manzi in tivù nei primi anni sessanta: Non è mai troppo tardi;
2) la lingua, la lingua, la lingua (ohdiodiodio).

roberto tossani