DoYouBeat? # 2 - Diecimila Attrezzi

In questo disco si ritorna a parlare delle questioni personali del cantante e, in particolare, del calvario vissuto per la malattia della madre fino alla morte. All’inizio sentendo Vicarious, il singolo, e leggendo il testo avevo pensato a The Barry William show, conoscendo anche la stima che Keenan nutre per Gabriel, ma poi ho capito che non centrava assolutamente nulla: non è una critica alla televisione fine a se stessa ma è sempre lui, sempre Maynard che si trova a vedere la tv dopo il diluvio, il calvario, il dolore, la perdita, e sembra che l’orrore del mondo sia un riflesso dell’orrore e del dolore che si agitano dentro di lui. Per me lampante la frase “Voglio vedere le cose morire … da lontano”. Toccanti, dolorosamente commoventi la suite Wings for Marie e 10,000 days (Wings II): se siete ipersensibili come me vi consiglio di non ascoltarla, vi ritroverete a piangere come neonati. Jambi e The Pot sono canzoni molto belle dal punto di vista musicale e dal significato ambiguo. Se nella prima non si capisce bene a chi si riferisca nella seconda si possono fare dei collegamenti ancora una volta alla droga. Ma chi sarebbe quel tale che ha l’ardire di puntare il dito contro l’autore dei testi (”Who are you to wave tour finger)? Non si sa. Come in tutti i testi dei Tool ci sono sempre molteplici interpretazioni e nessuna certezza di sapere quale sia quella giusta. Ci sono anche rimandi all’espansione di coscienza attraverso l’Lsd nel trittico Lipang Conjuring/Lost keys(Blame Hoffman)/Rosetta Stoned (ringrazio quelli del forum 3rd eye per avermi aperto gli occhi). Raffinato gioco di parole di Rosetta Stoned: un richiamo alla stele di Rosetta ma “stoned” in inglese vuol dire anche essere preda di sostanze stupefacenti. E il richiamo velato a Timothy Leary e al nuovo linguaggio, per cui ci vuole una stele di Rosetta, attraverso l’espansione della coscienza. Right in two è superba: il canto di disillusione pura verso l’umanità. Ti aspetti che debba esplodere e che i musicisti si mettano a picchiare duro da un momento all’altro e invece no, la rabbia è contenuta da un lungo inserto tribale per poi arrivare in fine alla durezza. Magnifica. Questo disco per me è quadridimensionale sia per quanto riguarda la simbologia, la complessità degli argomenti trattati, sia per la musica: non appena ti accorgi di un piccolo tassello del puzzle qualcos’altro richiede la tua attenzione e ti sfugge dalle mani, nella musica, a volte evocativa quasi sciamanica, a volte dura e tagliente, sia nei testi. La sensazione che li lascia dentro è quella di non riuscire mai a percepirlo nella sua sua interezza. Il disco si chiude con “Viginti tres”: opera malevola e terrorizzante, per niente confortante. Quasi una sorta di orrida creatura lovecraftiana che improvvisamente ti ghermisce nel buio profondo. E cosa significa quel 23? Un richiamo all’I-Ching, a varie teorie cromosomiche, alla fine dell’universo per i Maya (23/12/2016), alla numerologia, alla sincronicità junghiana? Nessuno, a parte i Tool stessi, lo sa. Insomma che vi devo dire? 10,000 days Tool: laureato al 110 con lode. Grazie mille, ragazzi. E’ confortante sapere che c’è ancora qualcuno capace, ancora oggi, di regalare emozioni così intense.
Tool are:
- Maynard James Keenan cantante, frontman e autore dei testi
- Adam Jones chitarrista e curatore dei video e della parte grafica del gruppo
- Justin Chancellor basso
- Danny Carey batterista sopraffino, una gioiosa macchina da guerra.














