Metanolo # 6 - Lavorare Stanca
Il primo ricordo legato al vino?
Valima:
Riguarda il mio nonno materno. Abitava a Canelli. Alle feste comandate si andava tutti a mangiare a casa dei tre figli, a rotazione a partire dal Natale. Era nato a fine dell’800 ed aveva una vera cultura del vino e della grappa. Sapeva riconoscere la qualità del vino imbottigliato mentre stappava la bottiglia. Trascorsi con lui qualche giorno un’estate di più di quarant’anni fa e, siccome alla sera si mangiava leggero, lui preparava una minestrina in brodo. Al posto del parmigiano la correggeva con mezzo bicchiere di vino rosso. Una volta lo vidi mettere degli agnolotti bolliti e sconditi dentro una tazza, e riempire il tutto di vino rosso. Lui beveva solo vino rosso.
Erik:
Avevo più o meno 6 anni, i miei nonni a tavola bevevano barbera fatto da loro (avevano parecchi vigneti), io insistevo a volerne un po’ e alla fine me ne diedero ad ogni pranzo un dito allungato con acqua fino all’orlo; non ho più smesso di berlo…..ma puro!
La prima ciucca?
Valima:
Era un pomeriggio di agosto ed insieme ad alcuni coetanei eravamo andati a trovare un amico comune che aveva da poco traslocato in un bellissimo palazzone nuovo nuovo, sempre nel nostro quartiere. Faceva un caldo terribile ed il nostro amico ci propose di andare in cantina a giocare a carte. Eravamo scesi da pochi minuti quando il “padrone di casa” ci raccontò di aver scoperto che la sua chiave apriva anche altre cantine.
Iniziammo così il nostro giro di perlustrazione. Trovammo tante bottiglie di vino che inziammo ad assaggiare. Non ricordo che cosa bevvi e neppure quanto. So soltanto che arrivai in un prato non lontano e caddi addormentato. Qualcuno mi vide e pensando ad un malore, chiamo un’ambulanza. Mi svegliai in ospedale con un poliziotto che mi schiaffeggiava sollevandomi le spalle e mi chiedeva se mi fossi drogato. Sentii la mia voce rispondere: la droga è per i deboli ed io ti faccio un culo così. Il poliziotto mi lasciò cadere e disse a qualcuno nell’altra stanza: questo è ubriaco, senti che fiato!
Mi fecero la lavanda gastrica e chiamarono i miei genitori. Il culo che mi fecero è un’altra storia.
Erik:
Avevo 11 anni, un bel giorno, in vacanza in montagna, un cugino più grande mi chiese di aiutarlo a tirare una damigiana di ottimo dolcetto, fresco e profumato, per imbottigliarla: il tubo utilizzato non aveva un rubinetto e io assetato ne ingollavo due sorsi pieni ad ogni cambio di bottiglia…… mi sono ubriacato tanto che mi hanno messo la testa sotto
una fontana.
Cosa prova nei confronti dell’ubriacatura?
Valima:
Adoro la sensazione della prima fase con il leggero giramento di testa, l’euforia, l’allegria. Ho la ciucca allegra.
Erik:
Grande simpatia se non è molesta; provo pena, anche per me stesso, in caso sia molesta o da star male.
Col pesce che vino accompagna?
Valima:
Bianco sempre. Altrimenti birra.
Erik:
Anche il pesce lo gusto accompagnato da rossi rubizzi, preferibilmente freschi; solo con i frutti di mare o simili bevo il bianco.
Con i formaggi freschi?
Valima:
Bianco.
Erik:
Con la mozzarella barbera vivace o freisa mosso; con gli altri formaggi freschi anche il dolcetto o lambrusco.
Con la frutta in macedonia?
Valima:
Porto cockburn invecchiato 20 anni.
Erik:
Con la macedonia va bene il brachetto ma anche il prosecco.
Quando, dove e cosa fu il suo miglior acquisto di una bottiglia di vino?
Valima:
Sauternes.
Erik:
1998, campagna attorno a Dogliani (CN) acquistai dal produttore dodici bottiglie di dolcetto: assaggiata una la trovai superlativa e le altre mi durarono per i due anni successivi. L’intervistatrice ebbe occasione nel 1999 in una cena da me di berne una… se si ricorda…
(n.d.a.: no, non ricordo; ricordo solo una fettina di carne scongelata nel microonde e l’intervistato che esaltava le proprietà prodigiose di tal forno, sembrava una convention di agenti della Whirpool)
In scala da zero a dieci, quanto si sente imbecille all’interno di un’enoteca e perché?
Valima:
Ho una cultura primitiva…
Erik:
Non mi sento affatto imbecille in enoteca, peraltro è uno dei negozi che frequento più assiduamente…
In scala da zero a dieci, quanto si sente sommellier in compagnia dei suoi amici e perché?
Valima:
Ho degli amici che mettono il parmigiano sul salmone affumicato e poi aggiungono il sugo perchè sa di poco…
Erik:
Non sono il più esperto ma me la cavo a sufficienza.
Il suo vino preferito?
Valima:
sono troppo ubriaco per ricordare…
Erik:
Negli anni ho consolidato la mia predilezione per il barbera: attualmente pasteggio con Barbera “Fiulot” di Prunotto, anno 2004, è il nettare che più mi riempie le papille gustative di terra, alcool e verde, mi riempie gli occhi di colline, alberi e sole, mi riempie le narici di fieno, fiori e uva, mi riempie il cuore di dolcezza e l’animo di salda e potente maestosità.
P.S. ho risposto da sobrio ma potrei anche essere ubriaco…

Vocativo consiglia:
Bacialé Monferrato DOC 2000
La famiglia Bologna da anni gioca un ruolo fondamentale per la rinascita dell’uva barbera, che in Piemonte contende al nebbiolo il primato di diffusione tra le uve a bacca rossa.
Basta guardare ai vini che produce l’azienda Braida, per rendersi conto che si tratta quasi esclusivamente di Barbera, in maggioranza della denominazione Barbera d’Asti, generalmente considerata la sorella minore di quella d’Alba. Eppure l’azienda di famiglia ha puntato tutto su quella denominazione, riuscendo a generare vini di grandissima caratura (il Bricco dell’Uccellone è una delle etichette più note dell’Astigiano e del Piemonte tutto).
Tuttavia scelgo di parlare di uno dei prodotti dell’azienda più accessibili al prezzo: Il Monferrato Bacialé dell’annata 2000, che mi è capitato di bere di recente. Bacialé nell’Astigiano era il sensale dei matrimoni. Il nome del vino è dovuto allo sposalizio tra la piemontese barbera e l’estraneo pinot nero (da qualche tempo qualche produttore della regione sta cominciando a vinificarlo anche in purezza!). L’annata 2000 prevede anche una piccola presenza di Cabernet a conferirgli ulteriore spina dorsale. La serata era tra amici, presso un ristorante salernitano il cui proprietario è anch’egli un amico. La carta dei vini è una mia ossessione (o deformazione?) e scorrendola mi accorgevo dell’assenza di molti vini che pure erano in dotazione. Così chiamai il buon L. e gli chiesi dov’erano finiti gli altri. Con mia somma sorpresa scoprii che molti dei vini rischiavano di restare imbevuti, perché mai ordinati dai clienti, così nel rinnovo della carta li avevano esclusi, conservando le etichette di anni precedenti senza inserirli. Mi accompagnò giù per mostrarmi il “gruppo degli esclusi”. Scorsi diverse bottiglie di Bacialé 2000 e ne ordinai 2 (eravamo 7-8 persone). Avevo intenzione di ordinare un bel filetto al pepe verde che pensai si potesse accompagnare al vino. Sì, con me talvolta funziona così: prima si individua il vino e poi la portata, purché si rientri nella stagionalità dei prodotti!.
Ebbene, il colore lasciava presagire un vino ancora giovane, stando alla brillantezza e alla mancanza di toni aranciati. Vinoso all’olfatto, con note di prugna ancor bene evidenti e mora; il legno era perfettamente integrato. La frutta dunque non era scomparsa. Una buona speziatura rendeva più elegante il bicchiere. Al palato i tannini erano ancora piuttosto fitti e presenti (addirittura da risultare aggressivi all’ingresso in bocca). Dopo, fortunatamente, il Bacialé si apriva in una buona freschezza che scalzava l’iniziale astringenza, regalando bevibilità e piacevolezza, nonché un tocco di eleganza. Un vino di corpo che si “sposava” degnamente con il piatto da me ordinato, anche se la componente speziata del piatto si sarebbe, con buone probabilità, esaltata maggiormente con un rosso ancora più importante. In enoteca intorno ai 10 euro.
si ringrazia il Centro Studi Cesare Pavese per l’immagine.
Valima @ www.valima2000.splinder.com
Erik @ a casa sua.














