SodaRecensioni # 6 - Lina Dettori
La Famiglia Immaginaria
Lina Dettori
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EDIZIONI IRIS S.R.L. - Casella Postale 63 - 08025 Oliena (Nuoro)
La famiglia immaginaria di Lina Dettori
Certi libri si devono leggere d’un fiato. Altri vanno centellinati. “La famiglia immaginaria” di Lina Dettori è come un vino da meditazione: va letto senza fretta. Almeno, per me è stato così.
Forse perché avevo preso l’abitudine di leggerne i capitoli (capitoli? racconti?) quando apparivano sul suo blog. Parlo naturalmente di AcquaMossa, il blog di EvaCarriego. Forse perché la scrittura è così densa che scatena, ad ogni cambio di storia, un bailamme di immagini, suggestioni, visioni. Insomma, piccoli risvegli.
Chissà com’è per un sardo leggere un libro così, mi sono chiesto. Per me, che risiedo non solo nel “continente”, ma in una delle sue propaggini più ctonie (la desolazione del Piemonte orientale), per me che (colpevolmente) in Sardegna non ci sono mai stato, si tratta non tanto e non solo di incontrare un mondo esotico (nel suo significato etimologico, più una minima concessione all’insularità), quanto e soprattutto di farmi avvolgere dalle calde spire di un hortus conclusus (sic) popolato da una grande famiglia i cui tentacoli si avvolgono intorno alle case, al paesaggio, alle strade. Un mondo a sé, mi verrebbe da dire, capace di gestire ogni minimo particolare in modo quasi autarchico. Anche nei sentimenti e nelle relazioni interpersonali. Anche negli amori.
E poi c’è il tempo. Un tempo separato da tutto, che lotta mollemente con le date e con la storia, ma il cui ritmo è segnato da lunghe partite a scacchi, da galli malèfici, da lunghe assenze di emigranti, per dovere o per diletto, da biciclette (Atala) rosse, da fughe d’amore.
Un tempo che mi ha ricordato – come anche certe figure femminili – il tempo di Marquez. Perché chissà com’è – mi sono chiesto più volte - per un sudamericano leggere un libro di Marquez.
Sarebbero tanti i capitoli (capitoli? racconti?) da segnalare. Mi limiterò a uno, che mi sembra contenga tutto: “Gutta escavat lapidem”. Per la descrizione iniziale della città, che conduce ipnotica fino all’entrata in scena del protagonista, per il dialogo finale fra una “cameriera” e “un” cliente, quasi da realismo magico. E per tutto quello che si trova in mezzo.
Non ho niente da dire, quindi scrivo
La Famiglia Immaginaria è un libro morbido. Ricorda, non per la scrittura, ma per l’ambientazione che evoca, i libri meglio riusciti di Sveva Casati Modigliani che, come noto, scrive romanzi d’amore e l’unico accostamento al libro di Lina Dettori è lo sviluppo dell’albero genealogico, caratteristica di SVC.
Si entra nel clan de La Famiglia Immaginaria, si pranza, si cena, si fa la spesa, ci si riunisce per le feste con questa Famiglia.
Racconta un secolo di vita di vari parenti nel centro-sud della Sardegna, accomunati da uno spirito estremamente individualista che si sfascia nella collettività famigliare nei momenti di tragedia: la morte dei componenti più anziani, il carcere per la pecora nera, il sodalizio di fratelli verso sorelle ripudiate nella loro scelta d’amore.
Non è una famiglia di bassa estrazione, non nelle ultime generazioni quantomeno: avvocati, medici. Un senso di simpatia va verso l’unico che rifiuta la tradizione di laurearsi in “continente” e rimane nell’isola a godere della precarietà di uno scavezzacollo che si barcamena tra tavoli da gioco e colazioni nella tarda mattinata nei bar del centro storico della città.
L’io narrante non pare l’autrice del libro: sembrerebbe piuttosto la figlia o il figlio che curiosa in scatole dove si usa radunare i documenti dai più vecchi ai più recenti di una famiglia. Saltano fuori fotografie in seppia col timbro del fotografo in altorilievo, lettere dal fronte, atti di proprietà scritti con la penna d’oca.
Un ottimo libro, macchiato solo da piccoli peccati: un ricordare troppo spesso al lettore la storia dei personaggi che più si memorizzano e un interlacciamento di vari famigliari meno identificabili leggermente disordinato che distrae dalla lettura per poter far mente locale e ricordare chi diamine sia quel cugino.
Un ottimo esordio nel mondo dei codici ibsn, da leggere per aver voglia di essere invitati a trascorre il Natale a casa della Famiglia Immaginaria.














