SodaRecensioni # 5 - Niccolò Ammaniti

 

Niccolò Ammaniti

Branchie
L’epopea rocambolesca di un eroe disponibile a tutto, sia pure controvoglia

1997
Stile libero
EINAUDI
pp. 185
€ 8,8
ISBN 8806143549

La disperata avventura di Marco Donati comincia con una lettera proveniente da Delhi da una ricca signora che desidera costruire il più grande acquario della città; l’ex venditore di pesci romano non ci pensa due volte, molla fidanzata, madre e abitudini per quello che potrebbe essere  il suo ultimo lavoro, dato un tumore maligno che si rifiuta di curare. Appena messo piede nell’aereo cominciano i guai: buddisti bastardi, scazzottate epiche, incidenti stradali, torture e via dicendo in un vortice di eventi che lo porterà a scoprire una realtà agghiacciante.

Il romanzo ha due dimensioni: la vita di Marco Donati a Roma, e quella nuova in India. Lo stile della prima (striminzita) parte è cupo, sintetico, molto somigliante a quelli che saranno i suoi romanzi successivi, mentre appena sull’aereo la narrazione diviene pirotecnica, paragonabile solo a qualche riga di Fango (ed in particolar modo all’omonimo racconto); del realismo, imperante nelle pagine precedenti, non c’è traccia nel polpettone indiano. Non esiste il problema linguistico, il più sfigato degli intoccabili indiani discute tranquillamente con un integralista sardo, i cibi ei riferimenti culturali sono italianissimi.

La dissonanza è evidentemente voluta, la parte più “colorata” del testo potrebbe assomigliare ad alcune opere benniane (Terra!; Baol) con la componente magica sostituita dal meno romantico gusto per lo splatter.

L’esordio di Ammaniti appare, a chi scrive, parzialmente deludente, sottolineo “parzialmente” perché il talentaccio è evidente, non a caso Fruttero e Lucentini dissero di quest’opera: “Ammaniti andrà lontano, tanto vale cominciare a  seguirlo fin d’ora”, la delusione nasce dall’aver ammazzato troppo presto la creatura romana, e non aver nutrito a sufficienza la “componente ittica” del libro, quella con cui un venditore di pesci vede il mondo come un acquario male assortito, non sarebbe stato male aver avuto qualche pagina in più come quelle della memorabile sfida di tre-tre giù-giù tra i ragazzi del Fleming e quelli dei Parioli nel bel mezzo di una festa fighetta della Roma bene.

Bruno Malfredo