Il miracolo della Marlboro Rossa

Feb 11th, 2008 | By Munchhausen | Category: Munchhausen, SodaRacconti

Così, visto che voi mi chiedete sempre di raccontare questa storia, io lo farò un’altra volta, mettendola per iscritto, nero su bianco, affinchè tutti possano sapere  come fu possibile che un ragazzo di ventisette anni si ritrovasse su quel pullman arancione in una fredda mattina d’ inverno. Inizierò dal principio, da quando il ragazzo stava ai piedi del letto della sua vecchia camera ricoperta di giornali e cianfrusaglie, pregando in silenzio.

Luca pregava, pregava le calamendole rosse assorte sul davanzale, pregava i gerani imbruniti che il vento ricopriva di nebbia d’asfalto, pregò le ampolle di vetro del baldacchino della nonna, i fitti ricami dei poggia tazzine d’argento del corredo da matrimonio, ancora ansimanti tutti avvolti nel loro guscio di domopak. S’era rinchiuso in camera e pregava, pregava i tanarici dal color di focaccia alle bietole, pregava il riverbero metallico della cuccuma che ribolliva di caffè in cucina, pregava il soprabito familiare ancora impolverato nell’armadio scuro. E rifiutava di mangiare, da sette giorni ormai rifiutava ogni pietanza gli portassero. Fossero prelibate cavallette lacustri o rossi melograni da spolpare, succosi timballi di riso con carne e verdure, oppure modeste paste in bianco con pane raffermo. All’ottavo giorno alla folla che si era radunata in attesa di una rivelazione, Luca, celando  il tormento dei crampi, rispose: “Non è il momento, ancora, potete andare”.

Un altro giorno, forse il decimo, la madre entrò nella stanza: era venuta da molto lontano, e si districò tra le persone per vederlo.
Lo trovò con le mani lunghe, rinsecchite, tentò di dissuaderlo:  “Che cosa ti manca, Luca?… perché non torni a casa, vieni a stare con tuo padre e tua madre?… perché hai smesso di mangiare?”
Tutto inutile, lontano come Luca che rispose “non è il momento, ancora, potete andare” e continuò a pregare.
Pregò le violacee bacche dell’uva americana, le portiere metalliche delle auto posteggiate, le acquasantiere del chiosco del venditore ambulante; pregò che le forze gli rimanessero, perché aveva ancora da pregare.
Ma, ogni tanto, sentiva di svenire e strani cigolii provenire dalla cavità vuota del suo stomaco.
E pregava la pioggia di tintinnare ancora più forte sui vetri della finestra, e il vento che scompigliasse per sempre l’ondulato equilibrio delle tende, affinché il rumore fosse così invadente da coprire il vociare indistinto dello stomaco e della gente, e il digiuno al confronto gli fosse  lieve.

Il quindicesimo giorno fra la folla si presentò un uomo bruno vestito di bianco, un cappellaccio da bovaro del vecchio west calato in testa, una mano tesa a farsi un varco tra le persone adoranti e l’altra a sostenere una Marlboro Rossa fumante. Dopo cinque minuti di gomitate riuscì ad avvicinarsi a Luca quel tanto per sussurrargli all’orecchio: “Allora, Luca, per quale motivo preghi da tanti giorni? Sarebbe ora di finirla” e quasi fu ricacciato indietro dai fedeli che pensavano fosse una blasfemia interrompere siffatta attività. Ma Luca si girò verso di lui e rimase impietrito, lo aveva riconosciuto: rispose neanche una parola a Dio.
Dio allora fece un altro tiro dalla sua Marlboro rossa e ripetè la domanda: “Allora, Luca, è il momento giusto per rispondere… che cosa vuoi?”
Ma Luca, che tanto aveva digiunato e pregato, pregato e digiunato non riuscì a emettere altro che un suono stridulo, come di un serpente che striscia su una lamiera di metallo.
“È questo tutto quello che vuoi?” disse Dio sarcastico.
Ma il ragazzo, fragile, nel timore che l’immagine di quel bianco ospite svanisse, si schiarì la voce e provò : “Vorrei soltanto…” Deglutì forte e aggiunse: “Vorrei soltanto ritornare ad avere sedici anni”.�
La voce della folla sembrò sottolineare un improvviso distacco da quella impudenza.
“Per parlare con una ragazza che conoscevo… che vedevo ogni mattina …”
Le voci parvero quietarsi incuriosite, come per un romanzo d’amore o un resoconto fotografico di novella duemila.
“E a… cui mai chiesi…mai chiesi…di uscire con me…”
“Allora forse…la mia vita sarebbe stata diversa”.
In silenzio i fedeli iniziarono a farsi indietro con volti sbigottiti e lo stesso Dio parve volersi voltare, ma disse:  “Tu sai bene che non è possibile. Come puoi pretendere che io faccia tornare il mondo indietro per te?”
Dio si guardò intorno, vide i volti rossi, rigati dalle lacrime e pensò che non avrebbe potuto lasciare quella richiesta senza risposta. “Però forse…potrò fare un’eccezione”.
Si sentì attorno il sollievo della folla.
“In fondo è un caso particolare”.
Fu così che Luca si ritrovò quella fredda mattina su un pullman, aveva sedici anni ed era proprio come aveva sognato.
Prima emozionato e poi impaurito, e viceversa,  impaziente che il suo disegno potesse completarsi finalmente, ma allo stesso tempo le gambe gli tremavano, lo stomaco gli faceva male ed era sicuro non a causa del digiuno.
Poi la vide.
I suoi begli occhi neri che sembravano usciti da un fumetto giapponese, i suoi capelli castani che brillavano contro le pareti arancioni, quel modo tutto suo di muovere gli occhi e le labbra mentre parlava.
Trovò la forza necessaria e le si avvicinò: “Sai…io non te l’ ho mai chiesto in tutto questo tempo”. Le guardò le mani, ma si trattenne confidando che bastassero le parole.  “…vuoi uscire con me ?”
Ma Alice in quel momento era ancora nei suoi ventisette anni: rise e neppure gli rispose neanche; però riconobbe qualcosa di familiare in quel coraggioso ragazzino.
Luca guardò in basso, vide la cicca di una Marlboro Rossa sul pavimento, e ringraziò Dio.
Ringrazio Dio.

Amen.

Munchausen

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