Delitto e castigo
Nov 18th, 2007 | By formamentis | Category: forma mentisAll’inizio di un luglio caldissimo, verso sera, un tizio uscì dal suo monolocale nel vicolo S., scese lentamente in strada e, quasi esitando, si avviò verso il ponte M. Non aveva in mente nulla di preciso, se non fosse per quell’accetta che teneva nascosta sotto il soprabito (cosa che lo rendeva alquanto strambo agli occhi dei passanti, perlopiù smanicati). In quell’accetta giaceva il suo destino: quella sera avrebbe ucciso. Aveva già fatto un sopralluogo, conosceva la vittima e aveva studiato le possibili vie di fuga, fece il tragitto a mente sgombra, quasi in trance, e, come l’altra volta, la porta si socchiuse lasciando apparire un piccolo spiraglio, due occhi sospettosi lo guardarono nel buio.
- Oh scusami, non ti avevo riconosciuto! Ma sai, con la gentaglia che gira di questi tempi!
- C-ciao… ti ho portato un regalino, ma è meglio che andiamo di là… v-verso la luce…
- Un.. che? Un regaaaloooo?… a quest’ora? Ma sei impazzito? Chissà cosa dirà il mio ragazzo…
- E’-è un p-pensierino… ma non f-fa nulla, se non lo v-vuoi lo darò a qualc-qualcun’altra.
- Ma no, dai… visto che sei venuto fin qui… vediamolo, sono curiosa!
Per tutta risposta sfilò l’accetta da sotto il soprabito e senza darle il tempo di riaversi gliela calò ripetutamente sul capo con il rovescio della lama: il sangue sgorgò come versato da un bicchiere e il corpo cadde, stramazzò supino. Attirato dal trambusto, si affacciò dalla sua cuccia un piccolo chiwawa indisponente, ma vista la pozza di sangue si arrestò impietrito senza proferire bau. Non c’era tempo da perdere: si avventò sull’animale con la stessa rapidità, e ricalò ripetutamente il rovescio della lama sull’innocente testolina: il sangue risgorgò come riversato da un bicchiere e il corpicino ricadde, ristramazzò supino. Preso dal panico si accorse di non aver chiuso la porta. Senza pensarci troppo girò le chiavi nella toppa e guardò inorridito la scena del delitto. Bisognava ripulire bene, sapeva del luminol®, non c’era tempo da perdere. Cancellò le impronte e raccolse ad uno ad uno tutti i suoi capelli (stempiava), solo non si azzardò a toccare la pozza di sangue per mantenere l’effetto scenografico. Aveva appena finito di sistemare quand’ecco una macchina fermarsi davanti alla casa: era il fidanzato. Subito spense la luce, sfilò le chiavi e attese nascosto nell’ombra, immobile come un’iguana. Quando l’uomo entrò, silenzioso come un coguaro sgusciò fuori come un’anguilla, e con l’accetta ben nascosta sotto il soprabito si dileguò nella notte senza lasciar traccia di sé. Sulle prime venne incolpato il fidanzato (stempiava pure lui), ma poi venne a galla la verità: a commettere il delitto fu un cronista della nera che aveva avuto la buona idea di procurarsi un po’ di lavoro, confessò tutto, così si giustificò di fronte al PM: “tengo famiglia”.















bellissimamente delizioso, formamentis.
…e il castigo?