Italiano, lingua zombi
Gen 11th, 2007 | By Varg | Category: Poetìa, VargCome tutti sanno o dovrebbero sapere, la lingua italiana nacque per via della decisione di Dante di scegliere un volgare illustre da sostituire al latino come lingua scritta, visto che il latino non lo capiva nessuno e che non era semplice esprimere in latino la differenza semantica insita ad esempio tra “va a mmorì ammazzato” e “vai a morire assassinato”.
Era necessario quindi scegliere una parlata che fosse viva e Dante, dopo aver lungamente peregrinato per l’Italia in cerca di tale volgare illustre, dopo un’attenta e terribilmente difficoltosa analisi, pervenne alla conclusione che quel volgare illustre era proprio il suo dialetto natale. Guarda un po’ le coincidenze…
Siccome la gente dell’epoca però ragionava col culo, l’italiano venne nel giro di meno di un secolo sclerotizzato sulle forme petrarchesche, in modo identico a quanto avveniva in precedenza, spostando l’antitesi da latino/volgare a italiano/dialetto, con la differenza che mentre il latino lo conoscevano in tutta Europa, l’italiano lo conoscevano solo i dotti italiani (e perciò i trattati scientifici e filosofici continuarono ad essere scritti in latino).
Un bel risultato, non c’è che dire.
La lingua italiana quindi nacque all’inizio del trecento e morì praticamente un secolo dopo.
Iniziò ad essere parlata (in un certo senso rinacque) con l’avvento della radio e della Rai tivvù, che nonostante l’affettata e ridicola pronuncia, segno evidente del fatto che ci si trovasse di fronte a una lingua con la quale anche gli speakers avevano poca confidenza, la diffusero in giro per tutta la penisola.
La testa come il culo però gli italiani ce l’avevano ancora, e per questa ragione, e anche per via degli studi classici fatti in modo idiota, la lingua italiana appena rinata, diventò immediatamente zombi. Non si può parlare proprio di lingua morta perché in effetti tante nuove parole entrano nel vocabolario giorno per giorno, ma o si tratta di termini che i colti accolgono con ovvove gvidando al disastvo in cui sta spvofondando la lingua di Dante, o di prestiti linguistici [1], che spesso non vengono nemmeno assimilati come accade in tutte le lingue intelligenti.
Caratteristica delle lingue vive, come ad esempio l’inglese, è l’espansione del campo semantico di un vocabolo e magari il suo spostamento. Gli americani, che malgrado i blabla e i qua qua che si sentono in giro, sono molto più vivi degli italiani, quando si trovano di fronte a qualcosa di nuovo lo chiamano come cazzo gli pare e poi la parola entra nell’uso e nei dizionari. Qui no, perché noi ciabbiamo la storia. Di fronte a un oggetto nuovo, proveniente dall’estero (perché qui da noi non si inventa una minchia lessa), non si riesce a trovargli un nome. Non si riesce nemmeno a tradurre il nome che gli han dato all’estero, perché abbiamo i campi semantici serrati.
Ad esempio la parola mouse in inglese significa topo e, per analogia, quel coso che fa muovere la freccetta che vedete sul video.
In Italia però non possiamo chiamarlo topo, perché il topo è il topo e quello lì non è un topo. Però non sappiamo come chiamarlo e perciò lo chiamiamo mouse, che vuol dire esattamente topo. Una volta almeno lo avremmo assimilato in qualcosa tipo mauso.
È avvenuto un miliardo di volte, per parole oggi considerate normalissimamente italiane come giacca, guancia, cavaliere, facchino etc.
Ma oggi no, per carità… E che siamo, del min.cul.pop.? Adesso niente, oltre ai campi semantici la lingua italiana ha anche la grafia blindata.
Cheddire, l’italiano è una lingua zombi.
Anzi, zombie, ché io sono uno che sa l’inglese, cccioè.

[1] I calchi come finesettimana, calco dell’inglese week-end, stanno sempre più perdendo terreno nei confronti della parola originale.
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io sono di parere opposto: penso che la ricchezza di una lingua stia nella sua specificità, prendete il liguaggio scientifico, ad esempio quello della fisica, la parola “protone” indica una particella subatomica e basta e non anche la legge di gravità, questo creerebbe solo casini. Insomma la chiusura semantica è segno di maturità, come un bambino che comincia a parlare, all’inizio usa poche parole per indicare più concetti, poi col tempo impara più vocaboli e la sua capacità comunicativa migliora. Per quanto riguarga i “barbarismi” come li chiamerebbe un mio amico giornalista che vi offrirebbe da bere se leggesse quest’articolo, pur io odiando certe esagerazioni (picchierei a sangue chi usa il termine “easy” al posto di “facile”) rimane una forma di “onestà” della nostra lingua; perchè dovrei chiamare lo yogurt “bevanda di latte fermentata”? Lo yogurt è turco e io lo chiamo come lo chiamano ad Ankara. So che la mia posizione è impopolare ma mi si dia atto di non aver paura di mostrare la mia testa di culo…;)
messa così non posso che darti ragione, Malfo.
e te la darò più che volentieri se passerai il link al tuo amico giornalista.
Il problema è l’estrema difficoltà della lingua di crere neologismi, unità al disgusto di quasi tutti i cultori della medesima di fronte a quei pochi che autonomamente nascono. Se l’america l’avessero scoperta oggi, i pomodori li chiameremmo tomatos e molti riterrebbero più onesto dire chocolate anziché italianizzarla nell’orribile “cioccolato”.
raelina raelina… tu mi vuoi far cadere nel doppio senso da avanspettacolo, ma io non ci casco.
ma uffi.
oppure Quetzcoalqat, o come si scrive, Varg.
Si scrive Quetzalcoatl. Ma anche Quetzcoalqat va bene .
queLo
Ma siamo pochi milioni in un paese in declino che e’ stato occupato dagli USA dopo aver perso una guerra mondiale. E’ accaduto lo stesso in Germania.
Non considerate l’arrichimento in termini di sfumature di significato che certi termini “originali” portano all’italiano: considerate la parola “drink”, l’equivalente italiano è “bevanda”, ma bevanda è generico, bevanda è qualsiasi liquido che posso bere, drink indica invece una particolare bevanda che prendo in un bar o simile, rimanendo in tema prendete la parola “cocktail”, la traduzione italiana penso sia miscuglio, pensate un pò di andare al bancone di un pub a chiedere un miscuglio, anche miscuglio è generico, mentre cocktail indica un miscuglio ben preciso. Si tratta di suggestioni e sfumature di significato che la nostra llingua attribuisce alle parole “adottate”, con dei significati a volte non perfettamente coincidenti con quelli originali, con questo meccanismo la nostra lingua conserva la sua identità; non mi ricordo chi è che mi raccontò che la parola “body” indica un indumento solo in italia, e se vai in un negozio di Londra a chiedere un body, cioè un “corpo”, è alta la possibilità di pernottare a Scottland Yard. Se poi si tratta solo di fare un’acconciatura tricolore ad alcune parole, allora la faccenda mi sembra quanto mai artificiosa; scusate ma io, con tutta la buona volontà, non ce la faccio a chiamare il computer calcolatore!
E’ un piacere muovere il mio mouso per leggere sul caoumpiuter parole così simpatiche!
(comunque è la triste e amara verità, quasi che in Francia han fatto bene. Quasi)