Apice & Pedice
Ott 5th, 2006 | By Tittyna | Category: Passero Solitario, TittynaÈ difficile, molto difficile, far andare d’accordo due teste, figuriamoci tre.
Quando decidi di trasportare il tuo fagotto di aspettative e sogni vanesi dentro la casa del primo (anche se in quel momento giuri e spergiuri sarà l’unico) esemplare difettoso di Principe Azzurro, sei fermamente convinta che si tratti semplicemente di andare d’accordo con lui, con la sua testa e la sua pancia.
Non è così, purtroppo. Devi andare d’accordo con “loro”.
Loro, ovvero le due teste del tuo amato, hanno caratteristiche differenti e spesso, per rendere la faccenda ancor più complicata, la radice di tutti i mali consiste proprio nel fatto che sono i due elementi meno adatti all’accordo, alla quieta e civile convivenza, al negoziato facile. Perché tu, con loro, prese singolarmente, non avresti alcuna difficoltà a farlo.
Con la testa primaria, ovvero quella visibile a tutti e che per comodità di scrittura chiameremo “apice”, la convivenza è semplice e lineare, poiché quella testa non desidera altro che essere lasciata libera e sgombra, così come la natura ha avuto il geniale intuito di crearla.
Ama essere svuotata di qualsiasi contenuto ritenuto pesante, molesto, o che abbia a che fare con i guai e le responsabilità che la vita adulta impongono. Nessuna pressione, libero arbitrio, per godere delle cose semplici della vita come la pace, il silenzio, una partita di calcio, un calendario di donne nude. Uno come lui, a differenza di una donna, non avrà problemi ad aspettare dentro un officina meccanica le tre ore necessarie alla riparazione dell’auto. Se ne starà lì, buono e tranquillo, ammirando la carrozzeria di ragazze americane in perizoma, magari vecchie di vent’anni. E ci vorranno tre ore, per la riparazione, proprio perché mentre lui se ne starà beato ad ammirare le modelle, il meccanico sarà in ufficio, a sbattersi una cliente.
L’altra testa, ovvero quella nascosta agli sguardi, situata più in basso e che per la medesima comodità di prima chiameremo “pedice”, quella invece è una testa matta. È prepotente, incontrollabile, spesso e volentieri imprevedibile. Non sente ragioni, non ama discutere e venire a patti, non è disposta a cedere ai compromessi e crede di essere il centro dell’universo unicamente perché l’apice si trova sommariamente d’accordo con lei su questo punto. Il guaio è che questo è l’unico vero punto in comune tra le due teste.
Difatti, nella trasmissione dei dati tra apice e pedice, e viceversa, alcuni fastidiosi ostacoli impediscono la corretta visualizzazione dei medesimi, rendendo il dialogo infarcito di malintesi ed equivoci. Facciamo alcuni esempi, per rendere meglio l’idea e chiarire la situazione.
Poniamo che l’uomo sul quale avete riposto fallaci speranze, e con cui avete la fortuna di condividere letto e tetto, si trovi di fronte una donna esageratamente bella e provocante, apparentemente disinibita e obiettivamente disponibile, forte di tutte le armi di seduzione attualmente conosciute ed apprezzate (due tette smisurate ed un culo parlante).
Immediatamente scatta la connessione automatica a banda larga tra apice e pedice e quel che segue può essere il dialogo conseguente. Non dimenticate mai che nel percorso wireless tra apice e pedice ci sono delle interferenze (il cuore, il fegato, lo stomaco).
Apice: Che bella donna, il suo uomo è fortunato.
Pedice: Che gran topa, e che fortuna incontrarla.
Apice: Devo stare buono, e ricordarmi che sono sposato.
Pedice: Stai buono tu, io mica sono sposato.
Apice: Non adesso pedice, abbassati per favore.
Pedice: Non adesso apice, aspetta un minuto, poi abbassati. I calzoni.
Apice: Che morbide labbra, mi fa pensare ai fiori appena sbocciati.
Pedice: Che labbrone morbide, tu pensa ai fiori, va, che so io che farmene di quelle labbrone da porca.
Quest’ultima parte di dialogo ha il potere di evocare immagini e situazioni talmente forti da ridurre apice ai minimi termini, in fatto di controllo e autorità. La connessione cessa e mentre pedice è pronto ad appropriarsi della libertà e individualità che da sempre rivendica, apice entra in uno stato catatonico dal quale riemergerà, qualche ora dopo, unicamente per farsi rodere dai sensi di colpa e dai rimorsi.
Ogni volta che il vostro uomo vi dirà “non è stata colpa mia, è stato più forte di me” sappiate che c’è sempre un’agghiacciante fondo in di verità, in quelle stupide ed infantili parole.
Non è lui che comanda, neanche quando è solo.

image @ plan59















Verissimo Titty, nulla di più scientificamente esatto.
Ma una via d’uscita c’è.
Io, infatti, lascio fare tutto a Pedice e intendo proprio tutto.
Dalle 6.00 del mattino (orario più critico) gli faccio prendere le decisioni più difficili: alzarsi o non alzarsi, fare colazione o prendere un caffè, che giacca indossare, che cravatta abbinare…
A lavoro è lui che comanda!
Le pratiche da sbrigare, i siti internet da seguire, la posta da cotrollare… è lui che decide anche le risposte da dare.
Pedice è in continuo stress a qualunque ora, tant’è vero che quando si presenta una prorompente lei sento che la connessione a banda larga si attiva improvvisamente con il seguente messaggio: “Apice, aiuto… oggi son talmente stanco che solo al pensiero crollo.
Ecco che Apice vive serenamente, senza rimorsi, rilassato come un bambino dopo il bagnetto.
Già… ma in tutto questo chi ci rimette sono sempre io.
Con simpatia,
Fabio
ehm, ho saputo che Tossani le vuole spezzare le braccine
che spettacolo di canzone.
Grazie!
La foto è carinissima Me la sono salvata