Benvenuti nella giungla - 2

Giu 9th, 2006 | By p.s.v. | Category: SodaRacconti, precipitandosivola

Leggero faccio quell’ultima manciata di metri che ci separano dal mare dove Lorenzo potrà darsi alla gioia, regalare al vento le sue corse a perdere il fiato, l’istinto innato al gioco e quel bisogno di scoprire che invade da sempre le vene del suo esile corpo.
Io e Baby noleggiamo un paio di sdraio, per ricevere gli ultimi raggi di un sole oramai stanco e decisamente ingabbiato da un umanità capace solo di vomitare gli scarti dei suoi più mediocri bisogni.
Conosco ‘sto posto perché fin dai diciassette anni ci venivo a fare la stagione.
Cercando di non sputtanarmi cosa incassavo come cameriere, prima che l’estate finisse.
Ho passato nell’umidità di queste terre buona parte della mia adolescenza, caricato forse da una eccessiva quantità di testosterone e da buone dosi di sostanze stupefacenti già chimicamente alterate. Regalando i primi amori a ragazzine che si concedevano per una schitarrata di adrenalina, per una canna o per l’eccezionale voglia che l’olfatto scarica nel corpo quando c’hai quell’età.
In questo salmastro ho annusato quella libertà che poi, negli anni, avrei negato al mio stesso olfatto, agli occhi e alla pelle bruciata dal sale. Libertà che non ho più ritrovato, nemmeno quando i viaggi si fecero più lunghi e appassionati e i luoghi da scoprire più incantati.

“Non c’è niente, che possa ritornarti la giovinezza, nel momento stesso che, crescendo, la perdi. Quasi a volertela strappare di dosso come vecchi vestiti stanchi. Dismessi perchè non più all’ultimo grido. Quando sei giovane vorresti sentire i tuoi anni scivolare nascondendoti dietro maschere da vissuto che mal si accompagnano ai giorni. Vorresti sentire la pelle rinsecchire al passaggio delle stagioni, stropicciandosi su se stessa come per mostrare quello che ancora non sei. Quando c’hai quell’età è strano, tutto più drammatico.”

“Un sole oramai stanco e decisamente ingabbiato da un umanità capace solo di vomitare gli scarti dei suoi più mediocri bisogni. Ecco gli scarti. Ecco il luogo comune. Ma forse perchè di scarti stiamo parlando” continua senza esitare Baby “che verrebbe da dire: Ecco la vera meraviglia del mondo. Il luogo comune da cui tutti tentiamo la fuga. Invano”.

Dalla borsa leva una Marlboro rossa morbida. Guarda in una frazione di secondo la direzione dei raggi del sole. Chiude gli occhi.
Dal mio monitor, impostato dall’effetto della canapa sui sedici noni, mi lascio al fluttuare dell’aria fresca di questi primi giorni di settembre, rimanendo in costume e maglietta, al riparo da quei raggi di cui non riesco più a sopportarne il bruciore. Sintonizzato sul canale della vita, guardo la spiaggia rianimarsi dal temporale mattutino, facendo assumere alle scene che invadono la mia vista, le sequenze di un film.
“Benvenuti nella giungla”.

fine parte 2 - continua

P.S.V.

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