Malfredo intervista Mozo
> 1. Qual è la prima cosa che le viene in mente se le dico “fantacalcio”?
Devo rispondere da rosarchiana, junghiana o freudiana? Comunque mi viene da rispondere “fantaculo”, quindi credo di riuscire a finire sui manuali di psichiatria ugualmente.
> 2. Lei si è sempre dimostrata sensibile al problema delle pari opportunità: conosce la favola di Lucia Locorotondo, la donna che ha sfidato il maschilismo del fantacalcio vincendo a mani basse un memorabile campionato?
Sì, diamine, certo. Era la barista dello stadio ne L’Allenatore Nel Pallone. Memorabile il suo “porco mondo che ciò sotto i piedi” detto in guèpiere dietro il bancone mentre stappa una spuma.
> 3. Lei è anche una raffinata enologa: consigli un vino al vincitore della stagione 2006/2007.
Domenica scorsa son stata licenziata, dunque credo che mi batterò perché su ogni tavolo del mondo ci sia una bottiglia di chinotto.
> 4. Ne consigli uno anche al presidente che arriverà ultimo. Una cosa economica cortesemente che già mi giran le balle…
Spumador. Mi dia retta, Spumador.
> 5. Ora mi rivolgo alla donna di lettere: ritiene più vecchi, vetusti, arcaici, incartapecoriti, i commentoni del martedì del Presidente o gli editoriali di Scalfari?
Ma Scalfari non s’è ritirato dal Quirinale? Ah, no, ha ragione, quello era Leone.
> 6. Veniamo al calcio: quale giocatore acquisterebbe oggi?
Zidane. A colpo sicuro. Che lei sappia è sul mercato oppure ha fatto un colpo di testa ed è andato a giocare in qualche giovanile?
> 7. Zeman o Trapattoni?
Sono troppo juventina per espormi così palesemente.
> 8. Malmsteam o Mescalina? Prima di rispondere mi permetta di ricordarle che so dove abita e dove porta a fare i bisogni il suo cane.
Mi faccia ricordare. Allora, se ricordo bene l’ultima volta che sono entrata negli spogliatoi dopo la partita a distribuire le salviette i Mescalina erano quelli col sedere migliore. Però nel Malmsteam avevano molte doti che in campo non si notavano.
Mi faccia pensare.
Ehi. Ma quello è il mio cane?
> 9. Anche lei pensa che la squadra più forte sia il Real Zizzone?
Se non lo penso io lo pensa di certo il mio vicino di casa, gran conoscitore della strada statale Paullese. Pensi, ha un deposito di pneumatici e, brav’uomo, tutte le sere va a regalarli lungo le strade. Chi non sarebbe felice di ricevere un pneumatico, in queste buie e gelide notti lungo le interstatali della Brianza?
> 10. Un commento sulla contestata vittoria della coppa d’andata da parte di Dinamo Moggi.
Non ero presente, ma me la son fatta raccontare al telefonino. Devo dire che durante i fatti contestati c’erano molte interferenze, frasi tipo “Giovanniiii, quando scendi prendimi le sigarette” e “eccheppalle, tutto il giorno ad ascoltare ’ste telefonate”, dunque non posso essere obiettiva, mi spiace. Il fatto saliente era con un sottofondo tipo “affanculo a Guariniello” dunque preferisco non commentare.
> 11. Mi sa dire chi ha scoperto David Pizarro?
Prima di rispondere mi permetta di ricordarle che so che ha anche due gatti.
Hernàndez Cortèz, che domande.
Ehi, ma quello non è il mio gatto? E che sta facendo quel tizio vestito da serial killer con l’altro mio gatto?
> 12. I giornali di gossip le hanno attribuito vari flirt; i presidenti Zullo, Adriani, Galetta, i calciatori Gattuso, Frey, Gorcuff. Cosa c’è di vero?
In effetti il mio cane non mi perdona il nomignolo “Rino”. Sa, è sampdoriano, nell’intimo.
> 13. Zapatero Jr o Bastardos?
El pueblo unido jamas sarà vencido!
> 14. Dov’era lei la notte del 9 luglio 2006?
Guardi, servivo a 18 persone hot dog con crauti in giardino, sedie disposte a cinema davanti al televisore piazzato su tavolino corredato di bandierone tricolore, e picchiavo bambini esagitati e milanisti che facevano apprezzamenti poco nobili sulla mia maglia di Bettega reliquia dell’ultima partita, Juventus-Sampdoria. Ci ha segnato un goal e ha ancora le macchie di sudore, non so se mi spiego.
> 15. Per finire dica una cosa sul fantacalcio che non ha mai detto ma avrebbe sempre voluto dire.
Fantaculo.
Intervista estorta Mercoledì 17 Gennaio 2007 da Malfredo.
Renzo Montagnoli intervista Rael
Nata a Torino nei primi anni ‘70, presente nell’antologia Quote Rosa - Ed. Fernandel, vive su quel ramo del lago di Como e non apprezza minimamente Manzoni.
Tabagista, caffeinomane, adora fare la finta sommelier, viaggiare in treno e in moto, comperare scarpe che non metterà mai perché troppo scomode.
Ama la campagna piemontese, il mare ligure, i gatti, i cani, i jeans, l’hardware e il software, i regali a sorpresa, i complessi industriali dismessi, la neve, ricevere e-mails e sms.
Ha in odio istintivo l’area urbana milanese, il cioccolato e il caffè nei dolci, le donne che vanno al bagno assieme, l’ufologia e tutto ciò che non ha una spiegazione scientifica, la Polonia, gli estremismi politici e religiosi e le risse televisive.
Vorrebbe andare in vacanza in Israele e nel sud della Gran Bretagna, fare assolutamente nulla tutto il giorno e vivere di rendita grazie all’eredità da qualche zio d’America, aprire una libreria-enoteca-caffetteria e riuscire a mettere le scarpe scomode che compra.
Perché scrivi?
Perché mi piace. Mi piace vedere i miei pensieri trasformati in caratteri, punteggiatura. Mi piace sentirmi dire che quello che ho scritto ha regalato riflessione e piacere nella lettura. Mi piace quando le mie parole vengono fatte proprie da chi le legge.
Alla base di tutte le tue opere c’è un messaggio che intendi rivolgere agli altri?
No, assolutamente, non ho questa pretesa e, anzi, un libro con dichiarato un messaggio filosofico o sociale o d’intenti mi porta immediatamente a considerare libro ed autore saccenti e presuntuosi. La cosa che più odio è leggere indicazioni per vivere o pensare.Un libro dovrebbe essere un vestito: a me sta bene, a te sta male, indosso, o viceversa. Una volta scritto qualcosa l’autore dovrebbe scordarsi di cosa voleva comunicare ed accettare che su cento lettori ci saranno cento interpretazioni. Credo che se non è così lo scrittore dovrebbe tenere la sua opera per se stesso, di modo da avere l’unica interpretazione che gli piace, cioè la sua. Forse è questo il problema delle polemiche che possono nascere alla critica di un libro: non saper accettare che ognuno legge ed interpreta col proprio intelletto e non con quello dell’autore.Ovvio che questa mia discriminazione si applica solo alla letteratura e non a libri specifici tipo di psicologia o saggistica.
Ritieni che leggere sia importante per poter scrivere?
Sì e no. Sì per il confronto, per la cultura. No per l’assorbimento inconscio, per l’imitazione anche non voluta. Forse pochissimi sanno essere capostipiti: restando in Italia, tra molti, Fenoglio, Pavese, Buzzati, Cassola.
Se è nel mio animo in dato momento di scrivere con una punteggiatura quasi isterica e la sera prima di addormentarmi leggo Fenoglio è probabile che la mia scrittura ne risentirà. Per contro, aver letto Fenoglio mi può dare il vero scrivere fregandosene del respiro della punteggiatura.
Che cosa leggi di solito?
Assolutamente di tutto, eccetto biografie di personaggi contemporanei e men che mai autobiografie. Il requisito fondamentale è che mentre leggo io possa visualizzare cosa è scritto. Parlando di una fanciulla che vestita da damina dell’800 che si dondola sognante su un’altalena in mezzo ad un prato sotto un cielo azzurro con nuvole bianche all’orizzonte che presto oscureranno il bosco al limitare della radura devo visualizzare tutto: damina, vestito, altalena, cielo, nuvoletta, bosco.
In caso contrario chiudo il libro ed insulto il mio libraio alla prima occasione: raramente acquisto libri di mia iniziativa, ogni tot tempo passo nella mia libreria e chiedo cosa mi si farà leggere. Sono dell’opinione che ognuno debba fare il proprio mestiere, dalla parrucchiera dico cosa mi piacerebbe ma i capelli alla fin fine deve tagliarmeli lei, idem i librai. Una volta detto cosa mi piace leggere è suo mestiere consigliare.
Quando hai iniziato a scrivere?
Risposta 1:
Un bel po’ di anni fa, poco prima di andare alle elementari: il pomeriggio mio nonno mi faceva fare gli esercizi di calligrafia.
Risposta 2:
Non saprei. Sarebbe molto piacevole rispondere da sempre, ma non è così. Forse da cinque o sei anni.
I tuoi rapporti con l’editoria.
Quasi inesistenti. Dire editoria è comunque dire imprenditorialità. Un Editore è un Imprenditore con costi e ricavi, fa un lavoro, non è un missionario votato alla santità: quando sento parlar male della piccola editoria oppure di editori che favoriscono un nome famoso a scapito di scrittori sconosciuti mi viene un po’ di nervoso. Un libro, per quanto pessimo, che vende 100.000 copie permette anche la pubblicazione degli sconosciuti. Troppo spesso si sente parlare delle case editrici con un tono di “tutto mi è dovuto perché io sono uno scrittore fantastico”.
Io non ho editori: ho amici. Se telefono al mio editore per insultarlo perché hanno trovato l’antologia dove io compaio nel settore sociologia invece che in narrativa (ed è successo in parecchie librerie, il titolo forse è stato fuorviante) lui è lì ad ascoltare paziente, non devo fare trafile di segretarie o centralini. Certo, un giorno mi piacerebbe chiamare al cellulare anche Inge Feltrinelli.
Che cosa ti piacerebbe scrivere?
Più che cosa mi piacerebbe avere la possibilità di scrivere quanto e quando voglio. Sarebbe bello avere la possibilità economica e sociale di dire: Oggi non ci sono per niente e nessuno, né lavoro né fare la spesa, sto qui al computer e scrivo. Quando leggo di persone che durante il giorno lavorano e la notte dormono pochissimo perché vogliono e riescono a scrivere io ho un moto d’ammirazione mista a invidia.
Quel che vorrei davvero è scrivere un libro nella forma propria di un libro: duecento, trecento, esageriamo, quattrocento pagine, con una storia che regge, personaggi che non si perdono a metà strada, ambientazioni valide, inizio coinvolgente e finale sorprendente. A scrivere un racconto di tre cartelle siamo bravi in tanti; a condurre un romanzo di trecento cartelle son capaci pochissimi.
Scrivere ha cambiato in modo radicale la tua vita?
Assolutamente no. Pochissimi, credo, possono permettersi di cambiare la propria vita in base ai proventi morali e monetari di un libro. L’unica cosa che è cambiata, in meglio, è la mia cerchia di amicizie.
Qualche consiglio per chi ha intenzione di iniziare a scrivere.
Nessun consiglio, per carità. Son io che ho bisogno di consigli.
Intervista su www.arteinsieme.net








mi è venuta proprio voglia di leggere questo Quote Rosa ..
Commento di simo — 7 Luglio 2009 @ 13:22