Rael is Mozo

25 Marzo 2009

Archiviato in: ahbehallora — rael.is.real @ 13:37

4 Marzo 2009

Archiviato in: amoressia — rael.is.real @ 22:32

Che cosa mi manca?
O meglio, che cosa non ho?
Ho la tv via satellite, il telecomando è sempre puntato sui sette canali canonici. Mi piace il cinque. Mi concilia il sonno.
Mi piace dormire. Ho una splendida camera da letto in barocco piemontese con spesse mani di cera tirata male. In colorificio vendevo delle splendide cere inglesi in scatole di metalli serigrafate in vittoriano. Le comperai.
Posso comperare cosa voglio, quando voglio, dove voglio. Sempreché prendano la carta di credito. Non dappertutto la accettano. Se non hanno la macchinetta, non possono. Allora tiro fuori i soldi di carta, conto le monete, scelgo rapido qualcosa che mi dia la soddisfazione di avere il resto.
Dal panettiere mi piace prendere le pizzette. E la farina speciale. Poi, a casa, la metto in barattoli di vetro smeriglio, con il coperchio che s’avvita. Passa il tempo, nascono le camole.
Io non so perché sia un uomo solo. Così solo. Vorrei avere una malattia di quelle romantiche. Così avrei una scusa decente per il male che ho dentro.
Il male che ho è una cosa che parte da dietro la gola. Dentro, ma dietro. Prende la cervicale, mi inchioda le orecchie. Poi va nel naso. Dal naso scende giù, separa con precisione la scatola toracica. Tot costole di qui, una di meno di lì.
Mi piacerebbe avere una persona affianco, la sera. Farci le foto. Ridere guardando un film in tv. O un comico. Ho scoperto che su uno dei canali oltre i sette c’è gente che fa ridere.
Allora, mi son detto: prova a contare. Uno Due Tre Quattrocinquesei Sette
Sette.

Niente, non mi riesce di andar oltre. Mi mancano tre dita. Il dolore salta improvviso sul braccio, corre alle unghie che mi mancano, cade, s’aggrappa alla camicia, risale su un fianco, torna sullo sterno.

Un animo romantico, oppure una donna con un sorriso letterario, penserebbe che il dolore si fermi lì, perché è lì che abbiamo il cuore, a destra o sinistra decisamente non ricordo.
Forse è per questo che sono senza una compagna, perché a me il dolore scende, mi sconquassa il piloro, mi sega lo stomaco, mi fa a fettine il pancreas.
A questo punto l’infermiera che tutti noi maschi sogniamo di avere al nostro capezzale almeno una volta nella vita arriva, il camice corto stretto sulle spalle e le scarpe bianche col tacco invece che zoccoli sanitari.

Sente male qui?

No.

E qui?

No.

Lei sta bene, non ha niente.

E l’infermiera se ne va, sculetta come nei peggiori porno, esistono dei porno migliori o peggiori? E rispetto a cosa? Lei se ne va, io non ho risposte, e il dolore scende, adesso lo sento, oh, arriva, so già come farà, so già cosa sentirò, la strizzata di coglioni

-

Hai presente quando ti manca il fiato, hai presente quando l’udito si ovatta, hai presente quando sudi e ti senti in bocca il sapore della cena della sera prima?

No?

Per forza, sei una donna.

g.f. remedios

28 Dicembre 2008

Archiviato in: ... — rael.is.real @ 23:10

Comunque io smetto di mangiare.
Ho letto un libro, ieri, dove lei è maaaaaaa-a-a-gra magra magra. Oh, che voglia di non mangiare più, mi son detta. Che voglia, di nuovo.
Di nuovo.

Non crediate di essere delle persone normali, voi. Abbiamo tutti i nostri piccoli segreti, così segreti che ce li coccoliamo, ce li curiamo, ce li lucidiamo. Il nostro piccolo trofeo, nostro, solo nostro. Se lo condividiamo è solo perché stiamo giocandoci l’arma finale per salire sul podio, sul cubo quello con l’1 scritto bello grosso. Magari con le amiche. Siamo in classe, è l’intervallo, quei venti minuti giusti per rimettere in pari le ore da cinquanta che sbiellano alla fin fine il ciclo vitale della mattinata. La profe di mate sta arrivando, cammina trascinando le scarpe marroni con la suola alta, Daniela tiene banco raccontando che ha mulinato la lingua con Filippo e che schifo, e che bleah, ma intanto tutte hanno le mutandine un poco bagnate, chi di invidia, chi di interesse. La profe di tecnica passa davanti la porta e si sistema la sciarpa attorno al collo, un lembo sfoglia il plico di fotocopie che la profe stringe al petto, e tu sei lì combattuta dall’andare in bagno, ma se vai in bagno ti perdi Daniela che si arrampica sul podio con l’1 e stringi tra le mani il sachetto di patatine con la sorpresa nella bustina di plastica unta.
Ed è lì che il tuo segreto segretissimo verrà scaricato, mantenendogli lo status di inviolabilità ma dandogli l’eroicità del sacrificio. Il tuo segreto per la gloria. Io vomito dopo aver mangiato. Daniela scivola giù con le unghie che si rompono lungo il legno del podio.

Quando diventi grande, magari incontri altre persone. Persone ricche, che vanno a comperare magliette firmate Coveri a collo alto e non ne prendono una, ne prendono tre o quattro, uguale modello, diversi colori. Jeans Armani, scarponcini Timberland, Poison dietro le orecchie. Non hai la possibilità di invidiare, perché ti prestano il jeans firmato e la felpa quella giusta per andare a scuola. Ti prestano la possibilità di andare oltre. Ti prestano la pillolina.
La pillolina è, come dice il nome, piccola. Colorata di prugna scura, con riflessi brunastri, in una scatola verde, ti fa andare oltre quel che già facevi e di più non potevi. Se non hai più da far uscire sopra, ora farai uscire sotto. E lo fai, oh se lo fai. Sopra. Sotto. Sopra. Sotto. Acqua calda da bere, acqua calda da espellere. Guarda, il dito ora passa. Guarda, ora è tutto incavato. Non conti le calorie, non ti fai problemi: tanto poi lo sputi, o sopra, o sotto. O sopra. Oppure sotto.

Ne esci. Certo. Esci da tutto. Ti tieni il tuo segreto per snocciolarlo un bel giorno alla persona giusta. Quella su cui far colpo. Ti parla di teatro No e tu spiattelli. Ti mostra il libro fuori commercio rilegato a mano trovato in una bancarella e tu confidi. Ti sorride e tu parli.

I segreti son fatti per esser detti. Quello che teniamo davvero nascosto son le bugie, quelle non le diremmo mai, neppure sotto tortura, neanche se ci ritrovassimo tra le mani l’essenza più preziosa di tutta la nostra vita. I segreti son così belli, così magri, ma-a-a-gri, da domani smetto di mangiare, ma-a-a-gra.

SHOT by diobox img @ http://www.polanoid.net/

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Archiviato in: baz — rael.is.real @ 18:52

Vedi, io volevo solo ringraziarti. Volevo solo dirti grazie per quello che fai pensando a me.
Niente.
Il niente, come lo zero e il nulla e il mai, a errata ragione vengono considerati elementi vuoti di un insieme assemblato con una pazienza certosina e infinita agganciata al sapore di qualcosa che abbiamo mangiato e ci ha riempito il palato.
Tipo i cachi. I cachi non del tutto maturi. Con quei pezzi scivolosi e consistenti che si presentano all’improvviso come gommapane.
Prendiamo la parola Mai. È come la parete di quel famoso museo, non ricordo se a New York o Barcellona, comunque hai capito. Tondo con due confini ai lati. Anche il Nulla ha una sua rotondità, certo non come lo Zero, facciamo che Nulla è il quadrato, Zero il cerchio. Si incastrano. Semplice.

Adesso ridacchi, ti vedo, sei girata ma sfortunatamente rientri in una piccola porzione di specchio che mi riflette leggermente sfocato il tuo sorriso sardonico.

Sardonico è un aggettivo salato. Sfocato è un aggettivo nebbioso. Sfortunatamente sa di tela batista e filo bianco da imbastitura.

E se io mi stufassi di intravederti ridacchiare? Cerca di capire: ho anche una mia vita. Ho diritto anche io a essere triste, ad aver voglia di scomparire, a desiderare di volare come una mosca lontano da piretro e girasoli finti vischiosi attaccati ai vetri delle finestre.

I girasoli son fatti di formaggio, le finestre sibilano ghigliottine, i vetri son sabbiosi.

Ci siamo conosciuti diciotto anni fa, a una festa a cui non volevo partecipare. Viste le conseguenze, non son più andato a una festa in vita mia. Faccio poche promesse e le mantengo. Son diciott’anni che aspetto i tuoi comodi. Ritardataria, disordinata, strafalciona, noiosa, boriosa, egocentrica e poco accomodante. Cosa ci manca per completare un tuo quadro da appendere alla parete e ammirarti?

Sola.

Ti lascio ai tuoi preparativi e scrivo altre parole e cosa provo al pronunciarle.

Mesmerizzazione, ventaglio, panacea, schiribizzo, noccioline, taumaturgico, segnalibro, dottorato. Ho di che passare la serata, con questo gioco che mi fa sentire vivo.

E solo.

img @ http://tsutpen.blogspot.com/

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20 Novembre 2008

Archiviato in: ... — rael.is.real @ 16:50
Disegni di Manlio3 su workgroup con Rael

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manlio3 ai disegni

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